Cap 1: Le coordinate spazio-temporali.
1 Rappresentazioni e misure
Ogni esperienza umana si fonda sulle coordinate fondamentali di spazio e tempo, che permettono di collocare il "dove" e il "quando" di ogni evento. Questi concetti, essenziali categorie filosofiche, forniscono chiavi interpretative per comprendere le trasformazioni delle società e delle culture nel corso del tempo. Innovazioni scientifiche e tecnologiche hanno profondamente modificato il modo in cui spazio e tempo vengono percepiti e vissuti, accelerando i cambiamenti con conseguenze straordinarie.
Oggi, la rete informatica permette di accedere a informazioni e servizi in tempo reale, spesso eliminando la necessità di spostamenti fisici. Questo ha separato il luogo dallo spazio fisico e, in alcuni casi, lo spazio dal tempo, creando nuove dimensioni con effetti complessi e non sempre prevedibili. È ora possibile comunicare, lavorare e soddisfare fabbisogni materiali senza condividere lo stesso spazio fisico, una rivoluzione che modifica radicalmente le coordinate spazio-temporali.
La geografia, legata allo spazio fin dalla sua etimologia (dal greco ghe e graphia, “disegno della Terra”), integra anche la dimensione temporale, considerando il territorio come un’organizzazione dinamica. Comprendere il presente richiede un’analisi del passato, che lascia tracce nel territorio, e una proiezione verso il futuro, essenziale per interpretare i cambiamenti in atto e prevederne gli esiti.
Una visione diacronica, che analizza lo spazio attraverso il tempo, consente di cogliere le trasformazioni territoriali, sempre più rapide. Questo approccio prospettico aiuta a valutare le conseguenze delle scelte presenti, tenendo conto delle responsabilità verso il futuro, sia a breve che a lungo termine. L’ambiente, plasmato dal passato e vissuto nel presente, diventa così una base fondamentale per progettare il tempo che verrà, intrecciando le dimensioni temporali in un flusso continuo.
2 Orientamento
L’orientamento è una necessità fondamentale per gli esseri umani, che da sempre hanno cercato di conoscere la propria posizione, la destinazione dei propri spostamenti e la direzione da seguire. Questa esigenza ha portato all’identificazione di punti fissi di riferimento, i punti cardinali, basati su elementi naturali come il Sole nel suo apparente percorso diurno.
Il quadrante in cui il Sole sorge, l’Oriente (dal latino oriri, “sorgere”), è stato uno dei primi riferimenti utilizzati, identificando l’Est. Tuttavia, il Sole sorge esattamente a Est e tramonta esattamente a Ovest solo durante gli equinozi di primavera e autunno. Ogni giorno, invece, raggiunge la sua massima altezza nel cielo a mezzogiorno, indicando il Sud. La linea immaginaria che unisce Est e Ovest è perpendicolare a quella che collega Nord e Sud, definendo lo spazio entro una cornice temporale.
Per raffinare questa suddivisione, lo spazio è stato ulteriormente frammentato: prima in otto settori, poi in sedici e infine in trentadue. Questi settori sono stati denominati secondo i venti predominanti del Mediterraneo, dando vita alla rosa dei venti. A questa figura è stato poi applicato un ago calamitato, libero di ruotare secondo le linee di forza del campo magnetico terrestre. Questo strumento, noto come bussola, ha permesso di individuare facilmente il Nord magnetico, vicino a quello geografico, senza il bisogno di osservare il Sole o le stelle. La bussola prende il nome dalla scatola in legno di bosso che originariamente la conteneva.
Anche le stelle hanno da sempre rappresentato un riferimento fondamentale, specialmente di notte. Sebbene il cielo stellato sembri ruotare sopra le nostre teste, questo movimento apparente è dovuto alla rotazione terrestre. Una stella, però, appare immobile: la stella Polare. Paragonabile al punto fisso di un immenso ombrello stellato, la stella Polare si trova in prossimità del Polo nord celeste, offrendo un riferimento stabile per l’orientamento, nonostante un lieve scarto rispetto alla posizione esatta.
Questi strumenti e osservazioni naturali hanno permesso agli esseri umani di orientarsi nello spazio e nel tempo, soddisfacendo un bisogno fondamentale e sviluppando tecniche che continuano a influenzare il nostro rapporto con il territorio e il movimento.
3 La forma della Terra e le coordinate geografiche
La forma della Terra ha catturato l'attenzione sin dalle antiche civiltà, dando origine a diverse interpretazioni, spesso influenzate da miti cosmogonici. Anassimandro di Mileto (610-546 a.C. circa) è considerato l'autore della prima carta geografica, che raffigurava la Terra come un disco circondato dalle acque dell'Oceano. Questa visione approssimativa identificava due continenti principali: Europa a nord e Asia a sud, separati dal Mediterraneo. Tuttavia, filosofi greci anticiparono con notevole accuratezza la sfericità della Terra.
Oggi, grazie alle moderne tecniche di misurazione e alle immagini satellitari, si sa che la Terra ha una forma chiamata geoide. Questa figura unica rappresenta la superficie terrestre come perpendicolare alla forza di gravità in ogni punto, corrispondente fisicamente al livello medio del mare, esteso anche sotto le terre emerse. Nonostante la presenza di rilievi e fosse oceaniche, la variazione rispetto al raggio terrestre è minima (1/1000), rendendo la forma generale sorprendentemente regolare.
Il modello geometrico che meglio descrive la Terra è l’ellissoide di rotazione, una sfera leggermente schiacciata ai poli. Questo schiacciamento è dovuto alla rotazione terrestre, e l’ellissoide è ottenuto dalla rotazione di una semiellisse intorno all’asse minore.
Coordinate geografiche
La posizione di un punto sulla superficie terrestre è determinata dalle coordinate geografiche, calcolate su un sistema di riferimento costituito da meridiani e paralleli:
Meridiani: circoli massimi che collegano i poli. Sono infiniti e, per convenzione, includono semicirconferenze tra il Polo Nord e il Polo Sud.
Paralleli: circonferenze perpendicolari ai meridiani, parallele all'Equatore. La loro lunghezza diminuisce avvicinandosi ai poli.
Meridiani e paralleli, intersecandosi, formano il reticolato geografico, una griglia che consente di identificare univocamente qualsiasi punto sulla superficie terrestre.
Latitudine e longitudine
Latitudine: distanza angolare di un punto dall'Equatore (0°), misurata lungo un meridiano. Può variare da 0° a 90° a nord o sud.
Longitudine: distanza angolare di un punto dal meridiano di Greenwich (0°), misurata lungo un parallelo. Può variare da 0° a 180° a est o ovest.
Questi valori angolari sono espressi in gradi, primi e secondi.
Misurazioni altimetriche
Per rappresentare la conformazione plano-altimetrica della Terra, si utilizza l’altitudine, misurata rispetto al livello medio del mare.
Gli strumenti usati includono:
Altimetro e triangolazioni trigonometriche, per rilievi terrestri.
Scandaglio, per depressioni marine o lacustri.
Global Positioning System (GPS), che, grazie ai satelliti, offre localizzazioni precise e continua navigazione su tutta la superficie terrestre.
Queste tecniche moderne hanno reso possibile una rappresentazione sempre più accurata della Terra, migliorando la comprensione della sua forma e delle sue coordinate geografiche.
4 Le dimensioni della Terra
Fin dall’antichità, la comprensione della forma della Terra ha suscitato l’interesse di molti studiosi, così come il calcolo delle sue dimensioni. L'affermazione della sfericità terrestre ha permesso l'applicazione della geometria per affrontare in modo rigoroso la questione, fornendo spiegazioni plausibili. Sebbene oggi le moderne tecniche di rilevamento e le immagini satellitari garantiscano misurazioni di grande precisione, per secoli geografi, astronomi e navigatori hanno elaborato metodi sempre più accurati.
I primi tentativi di calcolo
I primi calcoli delle dimensioni terrestri sono attribuiti a Eudosso di Cnido e Dicearco di Messina nel VI secolo a.C. Tuttavia, tra questi tentativi, spicca quello di Eratostene di Cirene, vissuto nel III secolo a.C., che stimò la circonferenza terrestre in 39.375 km, con uno scarto di soli 700 km rispetto al valore attuale di 40.077 km.
Progressi nel XVII secolo
Una precisione maggiore si ottenne nel XVII secolo grazie al lavoro dell’astronomo e geodeta Jean Picard. Su incarico dell’Accademia delle Scienze di Parigi, Picard, insieme ad Adrien Auzout, misurò nel 1670 la lunghezza di un grado di meridiano tra Amiens e Malvoisin. Questi studi dimostrarono che la lunghezza dell’arco di un grado di meridiano varia in funzione della latitudine, confermando che il nostro pianeta non è perfettamente sferico.
L'effetto dello schiacciamento terrestre
Lo schiacciamento terrestre comporta che la lunghezza lineare di un grado di meridiano aumenti leggermente avvicinandosi ai poli. Ad esempio:
Latitudini equatoriali: un grado di meridiano misura 110,56 km.
Latitudini polari: un grado di meridiano misura 111,69 km.
Superficie totale della Terra
La superficie complessiva della Terra è pari a 510.611.393 km², di cui 148.356.693 km² sono occupati dalle terre emerse. Questi valori evidenziano la prevalenza delle aree coperte dalle acque rispetto a quelle terrestri.
Questi risultati, raggiunti grazie a secoli di osservazioni e calcoli, rappresentano una straordinaria testimonianza del progresso nella conoscenza del nostro pianeta.
5 La carta geografica: approssimazione e riduzione
La rappresentazione degli spazi di vita ha sempre richiesto una conoscenza precisa dei luoghi, delle loro posizioni reciproche e del loro orientamento. Questo era essenziale per la sopravvivenza dell’umanità, portando alla necessità di rappresentare questi spazi su supporti disponibili attraverso incisioni o sculture. La forma della Terra e il suo orientamento sono alla base della costruzione delle carte geografiche e del loro linguaggio.
Il pro...